L’antica Arte di rappresentare il Divino diventa spunto di meditazione contemporanea

“Celebrazione Eucaristica” – particolare

C’è un’arte che ha un sapore antico di canti e di preghiere, che ci fa sentire l’eco di antichi rituali di danze cristiane, di ritmi che recano in sé il silenzio ed il suono, l’ombra e la luce. Un’arte che rievoca il senso dell’importanza della coesistenza del contemplare e dell’agire, frutto di un meditare lento che precede il gesto artistico prima che esso possa tradursi in immagine. Un’arte, ricca di significati che a volte ci sfuggono e che sembrano quasi non appartenere più all’uomo contemporaneo, costretto dall’incalzare del tempo, a non dare più spazio al tempo per riflettere.
Questa arte antica è l’arte delle antiche icone che un giovane artista, Francesco Corso, oggi porta all’attenzione del pubblico, conferendovi un significato nuovo per farla diventare arte del nostro tempo.
Per potere essere frutto del nostro tempo infatti, questa antica Arte Sacra, (sacra perché nel sacro affonda le sue radici, sacra perché del sacro fa il suo fondamento), deve poter essere capace di trasmettere all’osservatore il percorso interiore, il travaglio generativo, che ha guidato la mano dell’artista e lo ha condotto all’opera. Deve poter fare emergere il tormento e la fede, l’amore profuso per Dio e, perché no, anche il dubbio. Perché è anche del dubbio che oggi si nutre la fede, quel dubbio che ci spinge a cercare Dio, in ogni gesto del nostro vivere o in ogni sosta che ci concediamo.

Celebrazione Eucaristica
“Celebrazione Eucaristica” – Acrilico su tela, 70×100 – 2011- Francesco Corso

Non di un semplice recupero, di tecniche e simboli, di materiali e pigmenti quindi, ma qualcosa di più: un autentico anelito di fede che si traduce nel bisogno che lo sguardo di Dio, non si posi solamente su di noi, ma che ci raggiunga veramente in modo così potente da poterci trasformare, redimere, salvare, farci rinascere. Questo bisogno, questo forte anelito di fede, può tradursi in preghiera, farsi canto o parola, oppure, può rendersi materia visibile attraverso l’arte, che non è solo arte che parla di Dio, ma arte che è parte integrante del nostro sentire Dio, del nostro cammino verso Dio, della necessità di aspirare a contemplare il volto di Dio.
Questa ricerca, a mio avviso, ha condotto Francesco Corso nel realizzare le sue opere di pittura sacra contemporanea. Le opere, sono state esposte nel corso di una mostra dal titolo “Uomo, Universo e Dio simbolo dell’anima”, che si è svolta a Palermo, al Real Albergo dei Poveri in Corso Calatafimi e che ha visto oltre all’autorevole presenza di Aurelio Pes, illustre critico d’arte, anche un notevole successo di pubblico.

Aurelio Pes

Paola Campanella